23 ottobre 2026

Ipertrofia prostatica benigna (prostata ingrossata): l'embolizzazione, l'alternativa all'intervento che conserva la prostata

Quando l'ipertrofia prostatica benigna, la prostata ingrossata, rende difficile urinare e i farmaci non bastano, spesso si propone l'intervento. Ma c'è un'alternativa che agisce dall'interno dei vasi, senza tagli: la prostata resta, la funzione sessuale anche. Ecco cosa dicono gli studi.

Illustrazione della vescica e della prostata, ingrossata per ipertrofia benigna, che stringe l'uretra, con le arterie prostatiche e il microcatetere che rilascia le microparticelle

Quando la prostata cresce

La prostata è una ghiandola grande come una castagna che avvolge il primo tratto dell'uretra, il canale da cui esce l'urina. Con gli anni tende a ingrossarsi: è l'ipertrofia prostatica benigna, la cosiddetta prostata ingrossata, che riguarda circa metà degli uomini dopo i 50 anni e la grande maggioranza dopo i 70. Non è un tumore e non lo diventa, ma la prostata che cresce stringe l'uretra. Il getto si fa debole, si fatica a iniziare, la vescica sembra non svuotarsi mai del tutto, ci si alza due o tre volte a notte. Il sonno peggiora, e con lui la giornata.

Le cure di oggi e i loro effetti collaterali

I farmaci sono il primo passo: gli alfa-bloccanti rilassano la prostata, gli inibitori della 5-alfa-reduttasi la riducono lentamente. Aiutano molti uomini, ma non tutti, e portano con sé vertigini, calo di pressione, calo del desiderio e alterazioni dell'eiaculazione. Quando non bastano, si passa all'intervento endoscopico, la resezione transuretrale (TURP) o le tecniche laser, che asportano dall'interno la parte di prostata che ostruisce. Funziona bene e resta la cura di riferimento. Richiede però anestesia spinale o generale, catetere vescicale, alcune notti di ricovero e un periodo di sanguinamento. E anche quando l'intervento è eseguito alla perfezione, alcune conseguenze non dipendono dalla bravura del chirurgo ma dal gesto stesso: l'eiaculazione retrograda, cioè verso la vescica, riguarda la maggioranza degli uomini operati; possono comparire restringimenti dell'uretra, perdite di urina e, in una minoranza, problemi di erezione. Per molti uomini di 60 o 70 anni, ancora attivi, questi effetti pesano troppo.

Ma c'è un'alternativa: l'embolizzazione

L'embolizzazione delle arterie prostatiche agisce dall'interno dei vasi, senza toccare l'uretra né la prostata dall'esterno. Da una puntura di pochi millimetri all'inguine o al polso, un catetere sottilissimo viene guidato fino alle due arterie che nutrono la prostata. Una TC eseguita in sala, direttamente sul tavolo, serve a riconoscere con precisione questi vasi, che sono piccoli e variabili da persona a persona. Un microcatetere li raggiunge e vi rilascia microparticelle che chiudono il flusso alla parte ingrossata della ghiandola. Privata del sangue, questa parte si riduce nei mesi successivi, del 20-30% in volume, e libera l'uretra. Tutto in anestesia locale, in una o due ore, e in genere si torna a casa lo stesso giorno o il giorno dopo. La prostata resta al suo posto: non si asporta nulla e non si lasciano cicatrici.

Illustrazione della vescica, della prostata ingrossata per ipertrofia benigna che stringe l'uretra, delle arterie prostatiche che arrivano dai due lati e del microcatetere che rilascia le microparticelle nella parte ingrossata
Il microcatetere raggiunge le arterie prostatiche e rilascia le microparticelle: la parte ingrossata si riduce nei mesi successivi e libera l'uretra, che non viene toccata. Illustrazione originale.

Cosa dicono gli studi

Le prove sono solide. In uno studio randomizzato pubblicato su European Urology, 80 uomini con sintomi severi sono stati assegnati all'embolizzazione o a una procedura simulata senza sapere quale avessero ricevuto: a sei mesi i sintomi erano migliorati di 13 punti in più con l'embolizzazione, una differenza molto superiore all'effetto placebo. Il registro britannico UK-ROPE, nato dalla collaborazione tra radiologi interventisti, urologi e l'agenzia nazionale NICE, ha seguito 305 uomini: a un anno i sintomi erano migliorati di 10 punti con l'embolizzazione e di 15 con la TURP, con complicanze rare e il 71% delle procedure senza ricovero notturno, contro il 20% della chirurgia. Nello studio randomizzato svizzero pubblicato sul BMJ, dopo 12 settimane il miglioramento dei sintomi era vicino a quello della TURP, con 36 eventi avversi contro 70, mentre il flusso urinario e la riduzione del volume erano maggiori dopo l'intervento. La revisione Cochrane del 2022 conclude che, per sintomi e qualità di vita percepiti dal paziente, le due opzioni sono simili.

Tre riquadri che confrontano embolizzazione e TURP: miglioramento dei sintomi a 12 mesi di 10 contro 15 punti, eventi avversi 36 contro 70, pazienti a casa in giornata 71% contro 20%
Embolizzazione e intervento endoscopico (TURP) a confronto. Dati dal registro UK-ROPE (Ray AF et al., BJU Int 2018) e dallo studio randomizzato di Abt D et al., BMJ 2018. Elaborazione grafica originale.

La prostata resta, e la vita sessuale anche

È il motivo per cui molti uomini la scelgono. L'uretra e lo sfintere non vengono attraversati né tagliati, quindi non si pongono i rischi di restringimento e di perdita di urina legati al passaggio endoscopico. E l'eiaculazione viene conservata: una revisione sistematica del 2026 su 77 studi e oltre 11.000 pazienti, che ha confrontato le tecniche mininvasive per la prostata, ha trovato che l'embolizzazione non modifica in modo significativo né la funzione erettile né quella eiaculatoria. Nel registro UK-ROPE il dolore riferito era basso e il ritorno alle attività normali rapido. E se in futuro servisse un intervento, l'embolizzazione non lo impedisce: la chirurgia resta possibile, spesso su una prostata più piccola e meno sanguinante.

Quanto dura il risultato

Il centro di Lisbona che ha introdotto la tecnica ha pubblicato i dati su 1.072 uomini seguiti fino a dieci anni: all'ultimo controllo i sintomi erano ancora migliorati in media di 10 punti. Con il tempo, in una parte dei casi, la prostata torna a crescere: a cinque anni circa un uomo su cinque ha avuto bisogno di un nuovo trattamento, a dieci anni più della metà, con una seconda embolizzazione oppure con la chirurgia. Il risultato è quindi duraturo, ma non è per sempre, e in visita lo diciamo subito. Per molti uomini significa guadagnare anni senza intervento e senza i suoi effetti, mantenendo aperta ogni strada.

Per chi è indicata

L'embolizzazione è indicata quando i sintomi urinari da ipertrofia prostatica benigna sono moderati o severi e i farmaci non bastano o non sono tollerati. Si adatta bene alle prostate di volume medio e grande, dove le tecniche endoscopiche sono più impegnative, e a chi vuole evitare l'intervento o non può affrontarlo per età, terapia anticoagulante o altre malattie. È un'opzione anche per chi porta un catetere vescicale a dimora per ritenzione urinaria e per chi ha sanguinamenti ricorrenti dalla prostata. Prima di proporla servono una visita urologica, il PSA e, quando indicato, gli accertamenti che escludono un tumore; una TC con contrasto dei vasi del bacino verifica che le arterie siano percorribili. Non è adatta a chi ha un'aterosclerosi grave delle arterie pelviche o una prostata molto piccola.

Rischi e fastidi

Nei primi giorni è normale una sindrome post-embolizzazione: bruciore a urinare, urgenza, una lieve febbre, a volte tracce di sangue nelle urine o nello sperma, che passano con farmaci semplici. Le complicanze serie sono rare: nel registro UK-ROPE, su 216 embolizzazioni, un caso di infezione grave, una trasfusione, quattro ematomi all'inguine e due piccole ulcere del pene guarite da sole, dovute al passaggio di particelle in un vaso vicino. Per ridurre questo rischio servono esperienza e la TC in sala, come raccomandano gli stessi autori del registro. La procedura usa i raggi X, con una dose contenuta.

In sintesi

Se l'ipertrofia prostatica benigna ti sta rovinando le notti e i farmaci non bastano, l'intervento non è l'unica strada. L'embolizzazione migliora i sintomi in modo simile, con la metà delle complicanze, senza ricovero e senza toccare l'uretra. La prostata resta, e con lei l'eiaculazione e la funzione sessuale. In visita, insieme all'urologo, valutiamo esami e sintomi e capiamo se è la scelta giusta per te.

Trattamenti di cui parla l'articolo

Fonti scientifiche

  1. Pisco JM, Bilhim T, Costa NV, et al. Randomised clinical trial of prostatic artery embolisation versus a sham procedure for benign prostatic hyperplasia. Eur Urol. 2020;77(3):354-362.
  2. Ray AF, Powell J, Speakman MJ, et al. Efficacy and safety of prostate artery embolization for benign prostatic hyperplasia: an observational study and propensity-matched comparison with transurethral resection of the prostate (the UK-ROPE study). BJU Int. 2018;122(2):270-282.
  3. Abt D, Hechelhammer L, Müllhaupt G, et al. Comparison of prostatic artery embolisation (PAE) versus transurethral resection of the prostate (TURP) for benign prostatic hyperplasia: randomised, open label, non-inferiority trial. BMJ. 2018;361:k2338.
  4. Jung JH, McCutcheon KA, Borofsky M, et al. Prostatic arterial embolisation for men with benign prostatic hyperplasia: a Cochrane review. BJU Int. 2023;131(1):32-45.
  5. Bilhim T, Costa NV, Torres D, Pinheiro LC, Spaepen E. Long-term outcome of prostatic artery embolization for patients with benign prostatic hyperplasia: single-centre retrospective study in 1072 patients over a 10-year period. Cardiovasc Intervent Radiol. 2022;45(9):1324-1336.
  6. Cahill EM, Lindenbaum MM, Estright A, et al. The impact of minimally invasive surgical therapy for benign prostatic hyperplasia on sexual function: a systematic review and meta-analysis. Prostate Cancer Prostatic Dis. 2026.
  7. Shin BNH, Maksoud R, Tan S, et al. Efficacy and tolerability outcomes of minimally invasive surgical treatments for benign prostatic hyperplasia: a random-effects network meta-analysis. World J Mens Health. 2026;44(1):49-63.

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