20 ottobre 2026

Embolizzazione del ginocchio: è sicura? I dati di 2.335 procedure in Germania

Dopo "funziona?", la domanda più frequente sull'embolizzazione del ginocchio è "è sicura?". Un registro nazionale tedesco con 2.335 procedure risponde con il numero più grande mai raccolto, e con limiti che vanno detti chiaramente.

Illustrazione del ginocchio con le arterie genicolate, l'infiammazione della sinovia e il microcatetere, accanto a una griglia di 109 punti che rappresentano i centri del registro

Perché questo studio conta

L'embolizzazione delle arterie genicolate è una procedura mininvasiva per il dolore da artrosi del ginocchio quando esercizio, farmaci e infiltrazioni non bastano più e la protesi non è ancora indicata, oppure si preferisce rimandarla. Attraverso un accesso arterioso di pochi millimetri si raggiungono i piccoli vasi anomali che alimentano l'infiammazione della sinovia e li si chiude in modo selettivo. Finora i dati sulla sicurezza venivano soprattutto da casistiche di singoli centri, da poche decine a qualche centinaio di pazienti. Il 19 ottobre 2026 è stata pubblicata su Cardiovascular and Interventional Radiology la prima analisi su scala nazionale: il registro di qualità della Società tedesca di radiologia interventistica (DeGIR), che raccoglie le procedure di oltre 300 centri in Germania.

Cosa hanno analizzato

Taheri Amin e colleghi hanno esaminato tutte le embolizzazioni del ginocchio registrate tra gennaio 2024 e dicembre 2025: 2.335 procedure in 2.209 pazienti, eseguite in 109 centri di 15 Länder. L'età mediana era di 67 anni e il 57% dei pazienti erano donne. In 300 procedure, il 13%, il paziente aveva già una protesi di ginocchio e un dolore che persisteva dopo l'intervento. L'analisi è descrittiva: racconta come la procedura viene eseguita nella pratica di tutti i giorni, con quali materiali, quante complicanze e quanta esposizione alle radiazioni.

Una procedura che si sta diffondendo in fretta

In due anni i numeri sono cambiati molto. Nel 2024 sono state registrate 579 procedure in 48 centri; nel 2025 le procedure sono state 1.756, il triplo, e i centri sono saliti a 109. Trimestre dopo trimestre si è passati da 79 a 516 procedure. È il segnale di un interesse crescente per un'opzione che si colloca a metà strada tra le cure conservative e la chirurgia. Gli stessi autori, però, ricordano che questa diffusione corre più veloce delle prove degli studi randomizzati, che restano poche e non tutte concordi.

Grafico a barre delle embolizzazioni delle genicolate registrate in Germania per trimestre: da 79 nel primo trimestre 2024 a 516 nell'ultimo trimestre 2025
Le procedure registrate sono triplicate in un anno: 579 nel 2024 in 48 centri, 1.756 nel 2025 in 109 centri. Dati da Taheri Amin et al., Cardiovasc Intervent Radiol 2026. Elaborazione grafica originale.

Quanto è sicura

Su 2.335 procedure sono state registrate 11 complicanze, lo 0,5%: quattro sanguinamenti arteriosi, due occlusioni di un'arteria, un sanguinamento nei tessuti, una reazione allergica e tre non meglio specificate. Tutte sono state di grado da 1 a 3 sulla scala della società europea di radiologia interventistica (CIRSE), nessuna ha lasciato conseguenze permanenti e non ci sono stati decessi. Il successo tecnico, cioè la chiusura dei vasi infiammatori secondo il medico che ha eseguito la procedura, è stato del 93%, salito dall'87% del 2024 al 94% del 2025. Anche l'esposizione ai raggi è risultata contenuta: una dose mediana di 1.536 cGy·cm² con 24 minuti di fluoroscopia, valori più bassi di quelli riportati negli studi prospettici.

Riquadri con i numeri principali del registro: 2.335 procedure in 109 centri, successo tecnico 93%, complicanze 0,5% senza conseguenze permanenti, 13% di pazienti con protesi; a destra il passaggio dalle microsfere permanenti alle particelle riassorbibili tra 2024 e 2025
I numeri principali del registro e il cambiamento del materiale embolizzante tra 2024 e 2025. Dati da Taheri Amin et al., Cardiovasc Intervent Radiol 2026. Elaborazione grafica originale.

Anche quando il dolore resta dopo la protesi

Fino a una persona su cinque continua ad avere dolore anche dopo una protesi di ginocchio riuscita. Nel registro questi pazienti erano 300: più anziani, in media 71 anni, e più spesso donne. La procedura ha richiesto un po' più di tempo e di radiazioni, per l'anatomia modificata e gli artefatti del metallo, ma il successo tecnico (95%) e le complicanze (0,3%) sono stati simili a quelli dei pazienti senza protesi. Prima di pensare all'embolizzazione, in questi casi, l'ortopedico deve sempre escludere un'infezione o un problema meccanico della protesi.

Il materiale sta cambiando

Per chiudere i vasi si possono usare microsfere permanenti oppure particelle riassorbibili, che si dissolvono e lasciano riaprire il vaso. Nel registro le microsfere permanenti sono scese dal 40% delle procedure nel 2024 al 21% nel 2025, mentre le particelle riassorbibili sono salite dal 4% al 29%. Per spiegare questa scelta gli autori citano la revisione sistematica con meta-analisi che ho pubblicato nel 2026 sull'European Journal of Radiology, in cui permanenti e temporanei hanno mostrato una riduzione del dolore simile, mentre piccole aree di sofferenza ossea senza sintomi sono state descritte solo con le microsfere permanenti.

I limiti, detti chiaramente

Un registro misura la sicurezza e la fattibilità, non l'efficacia: non raccoglie il dolore, la funzione del ginocchio né i controlli nei mesi successivi, quindi non dice quanto i pazienti siano stati meglio. I dati sono inseriti volontariamente dai centri e non vengono verificati: lo 0,5% di complicanze va letto come una stima minima, e i disturbi lievi e passeggeri, come un livido o un arrossamento della pelle del ginocchio, descritti negli studi prospettici nell'11–18% dei casi, qui non vengono registrati. Anche il successo tecnico è dichiarato dal centro che ha eseguito la procedura. Sul beneficio clinico, il dato di qualità più alta resta quello degli studi randomizzati contro una procedura simulata, che finora non hanno dato risultati univoci.

Cosa significa per chi ha male al ginocchio

Questo studio non dice se l'embolizzazione funziona, ma risponde in modo solido a un'altra domanda importante: eseguita in tanti centri diversi, nella pratica di tutti i giorni, la procedura ha poche complicanze rilevanti e una dose di radiazioni contenuta. Resta un'opzione da valutare quando il dolore da artrosi limita la vita quotidiana nonostante le cure conservative, con un'artrosi lieve o moderata, quando la protesi non è ancora il momento oppure quando il dolore persiste dopo la protesi. In visita valutiamo insieme esami e sintomi, e ti dico con franchezza se sei un buon candidato e cosa è ragionevole aspettarsi.

Trattamenti di cui parla l'articolo

Fonti scientifiche

  1. Taheri Amin A, Martínez Safar IE, Collettini F, et al. Technique, safety and adoption of genicular artery embolization for knee osteoarthritis: a nationwide analysis of the German quality-assurance registry. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026.
  2. Okuno Y, Korchi AM, Shinjo T, Kato S. Transcatheter arterial embolization as a treatment for medial knee pain in patients with mild to moderate osteoarthritis. Cardiovasc Intervent Radiol. 2015;38(2):336-343.
  3. Amin AT, Safar IEM, Trujillo RB, et al. Outcome and safety of genicular artery embolization for knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026;49:1682-1697.
  4. Lanza E, Poretti D, Pedicini V, Kon E, Laghi A. Permanent vs. temporary embolic agents in genicular artery embolization for knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Eur J Radiol. 2026;202:112968.
  5. Konduru N, Hnatov A, Joshua SP, et al. Genicular artery embolization as a treatment option for refractory knee pain post total knee arthroplasty: a prospective series. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026;49:1384-1390.
  6. Ahmed O, Taslakian B, Okuno Y, et al. Society of Interventional Radiology position statement on genicular artery embolization for symptomatic knee osteoarthritis. J Vasc Interv Radiol. 2026;37:108803.
  7. Filippiadis D, Pereira PL, Hausegger KA, Ryan AG, Binkert CA. CIRSE standards of practice for the classification of complications: the modified CIRSE classification system. Cardiovasc Intervent Radiol. 2025;49:2-6.

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