18 ottobre 2026

Quando un nodulo benigno della tiroide preme sul collo: si può ridurre senza bisturi?

Senso di pressione o di nodo alla gola, fastidio a deglutire, una tumefazione che si vede allo specchio: un nodulo della tiroide può dare fastidio anche quando è benigno. Quando i sintomi disturbano, spesso si propone l'intervento. Ma c'è un'alternativa: la termoablazione ecoguidata. Ecco cosa dicono le linee guida e gli studi, limiti compresi.

Illustrazione del collo con la tiroide, un nodulo nel lobo destro, la sonda ecografica appoggiata sulla pelle e l'ago della termoablazione che scalda il nodulo

Un nodulo che si fa sentire

I noduli della tiroide sono molto frequenti e nella grande maggioranza dei casi sono benigni: spesso vengono scoperti per caso, con un'ecografia fatta per altri motivi, e non danno alcun disturbo. Alcuni però crescono fino a farsi sentire. I sintomi non sono quasi mai un dolore vero e proprio, ma un senso di pressione o di peso alla base del collo, la sensazione di un nodo in gola, un fastidio a deglutire o a portare colletti e sciarpe, a volte un cambiamento della voce. Nei noduli con una parte liquida, un piccolo sanguinamento interno può invece provocare un dolore improvviso e un rapido aumento di volume. E poi c'è il disagio estetico: una tumefazione visibile sul collo, che molte persone vivono male. Quando questi disturbi diventano importanti, fino a oggi la risposta era quasi sempre una sola: l'intervento chirurgico.

Prima di tutto: è davvero benigno?

Tutto parte da qui. Un nodulo si valuta con l'ecografia, che ne descrive le caratteristiche, e con l'agoaspirato, cioè il prelievo di cellule con un ago sottile, quando l'aspetto lo richiede. Le linee guida europee del 2020 sull'ablazione dei noduli tiroidei chiedono, prima di trattare un nodulo solido, due agoaspirati con esito benigno, un'ecografia recente e il dosaggio degli ormoni tiroidei; se il nodulo produce ormoni in eccesso, cioè è "caldo", serve anche la scintigrafia. Se la citologia è sospetta o indeterminata, il discorso cambia: in quei casi la chirurgia resta la scelta giusta, perché solo l'esame istologico completo dà una risposta definitiva.

Le strade classiche: aspettare, operare, iodio

Un nodulo benigno che non dà fastidio non va trattato: basta controllarlo nel tempo. Quando invece i sintomi disturbano, la soluzione tradizionale è l'asportazione di metà tiroide, la lobectomia, o di tutta la ghiandola. È un intervento sicuro nelle mani di chirurghi esperti, ma richiede l'anestesia generale, lascia una cicatrice sul collo e comporta rischi piccoli ma reali per i nervi della voce e per le paratiroidi; inoltre, una parte dei pazienti dovrà poi assumere l'ormone tiroideo per tutta la vita. Per i noduli caldi esiste anche lo iodio radioattivo, che spegne il tessuto iperfunzionante. In molti casi queste restano le scelte migliori. Ma non sono più le uniche.

Ma c'è un'alternativa: la termoablazione

La termoablazione tratta il nodulo senza asportarlo. Dopo l'anestesia locale della pelle e della capsula della tiroide, un ago-elettrodo sottile viene introdotto sotto controllo ecografico continuo e portato dentro il nodulo, in genere passando attraverso l'istmo della ghiandola, la via che tiene l'ago lontano dai nervi e dai vasi del collo. L'energia, a radiofrequenza nella tecnica più studiata, oppure laser o microonde, scalda il tessuto a 60–100 gradi e lo coagula; l'ago viene spostato più volte, trattando piccole porzioni, finché tutto il nodulo è stato coperto. Si lavora da svegli, parlando con il paziente, così la voce viene controllata in ogni momento. La seduta dura 30–60 minuti e si torna a casa dopo un paio d'ore di osservazione. Il tessuto trattato non scompare subito: viene riassorbito nei mesi successivi e il nodulo si riduce progressivamente, mentre la tiroide sana intorno continua a funzionare normalmente.

Tre pannelli: un nodulo della tiroide che preme sulla trachea; l'ago della termoablazione che scalda il nodulo sotto guida ecografica; il nodulo ridotto dopo dodici mesi
Il nodulo viene scaldato dall'interno con un ago sottile, in anestesia locale; nei mesi successivi il tessuto trattato si riassorbe. Illustrazione originale.

Cosa dicono gli studi randomizzati

Le prove migliori vengono da due studi randomizzati, entrambi con una forte impronta italiana. Nel primo, condotto a Torino e a Seul su 80 pazienti con noduli benigni compressivi di 10–20 millilitri, una singola seduta di radiofrequenza ha ridotto il volume da 15 a 4 millilitri in sei mesi, con un netto miglioramento dei sintomi e dell'aspetto del collo e senza effetti collaterali, mentre nei pazienti non trattati il nodulo è rimasto invariato; il risultato è stato lo stesso nei due centri, pur con diversa esperienza. Nel secondo, 200 pazienti in quattro centri italiani sono stati assegnati a caso a una seduta di laser o alla sola osservazione: a tre anni il nodulo trattato era ridotto del 57% e i sintomi locali erano passati dal 38% all'8% dei pazienti, mentre nel gruppo di controllo il nodulo era cresciuto del 25%. La procedura è stata ben tollerata nel 92% dei casi e la funzione della tiroide non è cambiata.

Di quanto si riduce il nodulo

Una meta-analisi del 2025, coordinata da gruppi italiani e svizzeri, ha riunito 29 studi e 3033 noduli trattati con radiofrequenza: la riduzione media del volume è del 43% a un mese, del 62% a tre, del 70% a sei e del 78% a dodici mesi. I noduli piccoli, sotto i 15 millilitri, rispondono meglio, con una riduzione dell'81% a un anno; quelli grandi, sopra i 30 millilitri, si fermano intorno al 69% e possono avere bisogno di una seconda seduta: in uno studio prospettico su noduli di oltre 20 millilitri trattati in due sedute, la riduzione ha raggiunto l'83% a 18 mesi. Nello studio prospettico multicentrico coreano, 345 pazienti in cinque centri, il successo è stato del 97,8% e la riduzione è continuata negli anni, dall'80% a un anno fino a oltre il 90% nei pazienti seguiti più a lungo.

Grafico a barre della riduzione media del volume del nodulo dopo termoablazione: 43% a un mese, 62% a tre mesi, 70% a sei mesi, 78% a dodici mesi
Riduzione media del volume nei mesi successivi alla termoablazione con radiofrequenza. Dati da Wolde Sellasie et al., Eur J Radiol 2025. Elaborazione grafica originale.

Radiofrequenza, laser, microonde: quale tecnica?

Le linee guida europee considerano la radiofrequenza e il laser le tecniche più studiate, con risultati clinici simili, mentre microonde e ultrasuoni focalizzati sono ancora in fase di valutazione. Una meta-analisi del 2024 su nove studi di confronto diretto, 1305 noduli trattati con radiofrequenza e 1276 con microonde, ha trovato una riduzione a un anno un po' maggiore con la radiofrequenza, 83% contro 77%, con la stessa percentuale di complicanze e lo stesso miglioramento dei sintomi. Per le cisti, cioè i noduli quasi completamente liquidi, la termoablazione non è la prima scelta: due studi randomizzati hanno mostrato che l'alcolizzazione, l'iniezione di alcol dopo aver svuotato la cisti, riduce il volume quanto la radiofrequenza, oltre il 90%, con un costo molto inferiore.

Fa male?

È la domanda più frequente, e la risposta onesta è: poco. L'anestesia locale copre la pelle e la capsula della tiroide, e la maggior parte della seduta si svolge senza dolore. Durante il riscaldamento si può avvertire un senso di calore o un dolore al collo, a volte irradiato alla mandibola, ai denti o all'orecchio, soprattutto quando si tratta la parte del nodulo vicina alla capsula: in quel momento si fa una pausa e si aggiunge anestetico. Nei giorni successivi un lieve dolore o un senso di gonfiore al collo sono normali e passano con i comuni antidolorifici; si lavora dal giorno dopo. Nei confronti diretti con la chirurgia aperta, i punteggi di dolore dopo il trattamento sono risultati più bassi e la degenza più breve, e uno studio del 2026 che ha confrontato 82 pazienti trattati con ablazione e 82 operati di lobectomia ha trovato, nei primi, una migliore qualità di vita per voce, cicatrice e concentrazione.

La sicurezza

La casistica più ampia sulle complicanze viene dalla Corea: 1459 pazienti trattati in 13 centri. Le complicanze sono state il 3,3% in tutto e quelle maggiori l'1,4%: soprattutto un cambiamento della voce, in 15 pazienti, cioè l'1%, per irritazione del nervo laringeo, quasi sempre risolto da solo; poi tre rotture del nodulo, una lesione del plesso brachiale e un solo caso di ipotiroidismo permanente. Tra le complicanze minori, ematomi, piccole ustioni della pelle e nausea. Nello studio multicentrico prospettico del 2018 le complicanze maggiori sono state l'1%. Un dato importante è che la funzione della tiroide, nei noduli non iperfunzionanti, resta normale: non serve prendere l'ormone tiroideo dopo il trattamento. Le linee guida sottolineano però che la procedura richiede una formazione specifica e che i possibili problemi vanno discussi prima con il paziente.

Il punto debole: la ricrescita

Nei primi due anni i risultati sono molto costanti, ma gli studi con un controllo più lungo mostrano che una parte dei noduli può ricominciare a crescere dopo 2–3 anni, in genere ai margini della zona trattata, dove è rimasto tessuto vitale. In una casistica seguita in media per oltre tre anni, la ricrescita ha riguardato circa un nodulo su quattro. Non è un ritorno al punto di partenza: il nodulo resta di solito molto più piccolo di prima, e quando dà di nuovo fastidio si può ripetere il trattamento, oppure scegliere la chirurgia, che resta possibile. È anche il motivo per cui le linee guida raccomandano controlli ecografici nel tempo e un'ablazione il più completa possibile fin dalla prima seduta.

E i noduli caldi?

Per i noduli che producono ormoni in eccesso il discorso è diverso. Una meta-analisi su 411 noduli caldi trattati con termoablazione riporta la normalizzazione del TSH nel 71% dei pazienti e una riduzione del volume del 69%, senza casi di ipotiroidismo. Ma nel confronto con lo iodio radioattivo quest'ultimo vince: risposta nel 94% dei casi contro il 59%. Per questo le linee guida europee indicano lo iodio come prima scelta e riservano la termoablazione soprattutto ai pazienti giovani con noduli caldi piccoli, che hanno più probabilità di tornare a una funzione normale e preferiscono evitare le radiazioni.

Per chi può essere indicata

La termoablazione è un'opzione da valutare quando un nodulo benigno, confermato da due agoaspirati, dà senso di pressione, fastidio a deglutire o un disagio estetico reale, e si preferisce evitare l'intervento e l'anestesia generale, o non si può affrontarli. Funziona meglio nei noduli solidi o misti di dimensioni piccole o medie; nei noduli molto grandi e nei gozzi con molti noduli la chirurgia è di solito più efficace. Non sostituisce l'intervento quando c'è un sospetto di tumore. Come per ogni trattamento della tiroide, la decisione si prende insieme all'endocrinologo, che continuerà a seguire la ghiandola nel tempo.

In sintesi

Per un nodulo benigno della tiroide che dà fastidio, la termoablazione ecoguidata riduce il volume del 70–80% in un anno e fa scomparire i sintomi nella grande maggioranza dei pazienti, senza cicatrici, senza anestesia generale e conservando la funzione della tiroide. Le complicanze serie sono rare, intorno all'1%. I limiti sono chiari: il nodulo può ricrescere dopo qualche anno, i noduli grandi rispondono meno, le cisti si trattano meglio con l'alcol e i noduli caldi con lo iodio. Dentro questi confini, come scrivono le linee guida europee e il consenso internazionale del 2022, è un'alternativa concreta alla chirurgia, da discutere caso per caso.

Trattamenti di cui parla l'articolo

Fonti scientifiche

  1. Papini E, Monpeyssen H, Frasoldati A, Hegedüs L. 2020 European Thyroid Association Clinical Practice Guideline for the Use of Image-Guided Ablation in Benign Thyroid Nodules. Eur Thyroid J. 2020;9(4):172-185.
  2. Orloff LA, Noel JE, Stack BC, et al. Radiofrequency ablation and related ultrasound-guided ablation technologies for treatment of benign and malignant thyroid disease: an international multidisciplinary consensus statement. Head Neck. 2022;44(3):633-660.
  3. Deandrea M, Sung JY, Limone P, et al. Efficacy and safety of radiofrequency ablation versus observation for nonfunctioning benign thyroid nodules: a randomized controlled international collaborative trial. Thyroid. 2015;25(8):890-896.
  4. Papini E, Rago T, Gambelunghe G, et al. Long-term efficacy of ultrasound-guided laser ablation for benign solid thyroid nodules. Results of a three-year multicenter prospective randomized trial. J Clin Endocrinol Metab. 2014;99(10):3653-3659.
  5. Wolde Sellasie S, Deandrea M, Amendola S, et al. Searching for optimized follow-up timing after radiofrequency ablation of benign thyroid nodules: systematic review and meta-analysis. Eur J Radiol. 2025;195:112529.
  6. Fung MHM, Luk Y, Lang BHH. A prospective comparison of sequential versus interval retreatment with radiofrequency ablation for predominantly solid, large-volume benign thyroid nodules. Surgery. 2025;189:109763.
  7. Jung SL, Baek JH, Lee JH, et al. Efficacy and safety of radiofrequency ablation for benign thyroid nodules: a prospective multicenter study. Korean J Radiol. 2018;19(1):167-174.
  8. Baek JH, Lee JH, Sung JY, et al. Complications encountered in the treatment of benign thyroid nodules with US-guided radiofrequency ablation: a multicenter study. Radiology. 2012;262(1):335-342.
  9. Lim H, Cho SJ, Baek JH. Comparative efficacy and safety of radiofrequency ablation and microwave ablation in benign thyroid nodule treatment: a systematic review and meta-analysis. Eur Radiol. 2025;35(2):612-623.
  10. Sung JY, Baek JH, Kim KS, et al. Single-session treatment of benign cystic thyroid nodules with ethanol versus radiofrequency ablation: a prospective randomized study. Radiology. 2013;269(1):293-300.
  11. Baek JH, Ha EJ, Choi YJ, et al. Radiofrequency versus ethanol ablation for treating predominantly cystic thyroid nodules: a randomized clinical trial. Korean J Radiol. 2015;16(6):1332-1340.
  12. Chen J, Gu X, Wang H, Bian J. Comparison of the efficacy and safety of thyroid microwave ablation and radiofrequency ablation versus open surgery for the treatment of benign thyroid nodules: a propensity score matching study. Ann Ital Chir. 2024;95(6):1108-1117.
  13. Li Y, Huo S, Wei Y, et al. Comparison of thyroid-specific quality of life after thermal ablation vs. thyroid lobectomy for benign thyroid nodules. BMC Endocr Disord. 2026;26(1).
  14. Sim JS, Baek JH. Long-term outcomes following thermal ablation of benign thyroid nodules as an alternative to surgery: the importance of controlling regrowth. Endocrinol Metab (Seoul). 2019;34(2):117-123.
  15. Sim JS, Baek JH, Lee J, Cho W, Jung SI. Radiofrequency ablation of benign thyroid nodules: depicting early sign of regrowth by calculating vital volume. Int J Hyperthermia. 2017;33(8):905-910.
  16. Kim HJ, Cho SJ, Baek JH, Suh CH. Efficacy and safety of thermal ablation for autonomously functioning thyroid nodules: a systematic review and meta-analysis. Eur Radiol. 2021;31(2):605-615.
  17. Giovanella L, Garo ML, Campenní A, Petranović Ovčariček P. Radioiodine versus radiofrequency ablation to treat autonomously functioning thyroid nodules: a systematic review and comparative meta-analysis. Eur J Nucl Med Mol Imaging. 2024;51(7):2050-2066.

Vuoi capire se è il tuo caso?

In prima visita valutiamo insieme la tua storia clinica e gli esami già eseguiti.

Altri articoli

Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. L'indicazione al trattamento va sempre valutata individualmente.