18 ottobre 2026
Adenomiosi ed embolizzazione delle arterie uterine: cosa dicono 22 studi su 1700 donne
L'adenomiosi causa mestruazioni abbondanti e dolorose e, quando i farmaci non bastano, spesso porta all'isterectomia. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha raccolto 22 studi e 1701 donne trattate con l'embolizzazione delle arterie uterine: ecco cosa mostrano i dati, e cosa ancora non sappiamo.

Che cos'è l'adenomiosi
L'adenomiosi è una condizione benigna in cui l'endometrio, il tessuto che riveste l'interno dell'utero, cresce dentro la parete muscolare. Il muscolo intorno si ispessisce e l'utero si ingrandisce. I sintomi tipici sono mestruazioni molto abbondanti, a volte con anemia, dolore mestruale intenso, dolore pelvico cronico e un senso di peso o di pressione sulla vescica e sull'intestino. Riguarda soprattutto le donne negli anni che precedono la menopausa, ma oggi viene diagnosticata sempre più spesso anche nelle più giovani, e convive di frequente con i fibromi o con l'endometriosi. La diagnosi si basa sull'ecografia transvaginale e soprattutto sulla risonanza magnetica, che mostra l'ispessimento della zona giunzionale, lo strato di muscolo a contatto con l'endometrio, e distingue l'adenomiosi dai fibromi.
Le cure disponibili
Si parte dai farmaci: antinfiammatori per il dolore, terapie ormonali come la pillola o la spirale medicata al levonorgestrel, che riduce bene il flusso, e nei casi più impegnativi i farmaci che sospendono temporaneamente il ciclo. Quando questi non bastano o non sono tollerati, l'unica cura definitiva è l'isterectomia, cioè l'asportazione dell'utero. Molte donne però preferiscono conservarlo, o vogliono evitare un intervento chirurgico. Tra le alternative che conservano l'utero ci sono gli ultrasuoni focalizzati (HIFU), adatti soprattutto alle forme localizzate, e l'embolizzazione delle arterie uterine, la stessa tecnica usata da trent'anni per i fibromi.
Come funziona l'embolizzazione delle arterie uterine
La procedura si esegue in anestesia locale o con una leggera sedazione. Da una piccola puntura all'inguine o al polso si introduce un catetere sottile fino alle due arterie uterine, e si iniettano microparticelle calibrate che ne chiudono i rami più piccoli. Il tessuto di adenomiosi, che ha bisogno di molto sangue, va incontro a necrosi e viene riassorbito, mentre il resto dell'utero continua a ricevere sangue dai vasi collaterali. Rispetto ai fibromi, nell'adenomiosi i vasi da raggiungere sono più piccoli e l'embolizzazione deve essere più completa: per questo nei giorni successivi il dolore può essere più intenso, e una buona terapia del dolore fa parte della procedura.
La revisione: 22 studi e 1701 donne
La revisione sistematica, pubblicata nel 2026 su CVIR Endovascular da un gruppo del Policlinico e dell'Università di Catania, ha selezionato tutti gli studi con almeno dieci pazienti pubblicati fino a dicembre 2025: 22 studi, per un totale di 1701 donne con adenomiosi resistente alle terapie, con un'età media di 43 anni e un controllo medio di circa due anni e mezzo, fino a oltre sette. La procedura è riuscita dal punto di vista tecnico nel 99,8% dei casi. Complessivamente 1301 donne su 1701, il 76%, hanno avuto un miglioramento netto dei sintomi, soprattutto delle mestruazioni abbondanti e poi del dolore mestruale e del senso di peso. La percentuale variava molto da uno studio all'altro, da meno della metà fino al 96%, ma in più della metà degli studi superava il 70%. Durante il periodo di controllo 55 donne, il 3,2%, sono poi state operate di isterectomia.
Cosa cambia nelle immagini
Negli studi che hanno misurato l'utero prima e dopo il trattamento, il volume medio è passato da circa 400 a 240 centimetri cubi, con una riduzione media del 36%, e lo spessore della zona giunzionale si è ridotto di circa un terzo. La riduzione del volume si apprezza in genere alla risonanza tra 3 e 12 mesi dopo la procedura e si accompagna al miglioramento del senso di peso. Alcuni studi indicano che i risultati sono migliori quando la risonanza dopo l'embolizzazione mostra un'ampia necrosi del tessuto di adenomiosi, e quando l'adenomiosi è molto vascolarizzata prima del trattamento.
La sicurezza
Le complicanze sono state in gran parte lievi: il disturbo più frequente è stato il dolore pelvico nei giorni successivi (7,4%), seguito da nausea e piccole perdite di sangue; le infezioni, come l'endometrite, sono state rare (0,5%). È stata descritta una sola complicanza grave, una necrosi dell'utero. In 25 donne (1,4%) si sono formate aderenze all'interno della cavità uterina, che possono ridurre la fertilità, e 45 donne (2,6%), tutte sopra i 40 anni, sono andate incontro a una menopausa anticipata, probabilmente perché parte delle microparticelle ha raggiunto le ovaie attraverso i collegamenti tra arterie uterine e ovariche. Non ci sono stati decessi. Va detto che solo 15 studi su 22 riportavano le complicanze in modo dettagliato.
Quanto dura il beneficio
Il miglioramento si mantiene nella maggior parte delle pazienti a medio e lungo termine, ma non in tutte. In uno degli studi inclusi, a due anni le mestruazioni abbondanti erano tornate nel 40% delle donne, nessuna delle quali però ha scelto l'isterectomia. Chi non risponde abbastanza può ripetere l'embolizzazione o valutare la chirurgia: la presenza di fibromi insieme all'adenomiosi e una zona giunzionale molto spessa sono stati associati a una maggiore probabilità di un secondo trattamento.
I limiti delle prove
Gli autori sono chiari sui limiti. Due studi su tre erano retrospettivi, e mancano studi randomizzati: l'unico che confrontava l'embolizzazione con l'isterectomia, lo studio QUESTA, è stato trasformato in uno studio osservazionale. In molti studi le pazienti avevano sia adenomiosi sia fibromi, ed è difficile capire quale dei due problemi abbia risposto al trattamento. I sintomi sono stati misurati con questionari diversi, nessuno specifico per l'adenomiosi, e non sappiamo ancora quale materiale e quale dimensione delle particelle funzionino meglio. Anche i dati sulla fertilità e sulle gravidanze dopo l'embolizzazione per adenomiosi sono ancora pochi.
Per chi può essere indicata
L'embolizzazione delle arterie uterine è un'opzione da valutare quando l'adenomiosi dà sintomi importanti che non rispondono ai farmaci, o quando i farmaci non sono tollerati, e la donna desidera conservare l'utero o evitare un intervento chirurgico. Prima serve una risonanza magnetica, per confermare la diagnosi, valutarne l'estensione e capire se ci sono anche fibromi. Se si desidera una gravidanza, la scelta va discussa con particolare attenzione insieme al ginecologo, perché i dati sono ancora limitati. Come concludono gli autori, ogni donna con adenomiosi che sta valutando un'isterectomia dovrebbe poter parlare anche con un radiologo interventista, per costruire un percorso di cura su misura.
Trattamenti di cui parla l'articolo
Fonti scientifiche
Vuoi capire se è il tuo caso?
In prima visita valutiamo insieme la tua storia clinica e gli esami già eseguiti.
Altri articoli
Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. L'indicazione al trattamento va sempre valutata individualmente.