16 ottobre 2026

Artrosi dell'anca ed embolizzazione (TAME): i risultati a un anno dello studio della Charité

Un nuovo studio della Charité di Berlino ha seguito per un anno 41 persone con sola artrosi dell'anca trattate con embolizzazione muscolo-scheletrica (TAME). Ecco cosa aggiunge a quello che sapevamo, come si scelgono i vasi da trattare e perché nell'anca si usano solo agenti temporanei.

Illustrazione dell'anca con tre zone di infiammazione, sul lato esterno, dietro l'articolazione e verso l'inguine, e i rami arteriosi che le raggiungono

Perché uno studio dedicato solo all'artrosi

Molti degli studi pubblicati finora sull'embolizzazione dell'anca, compreso lo studio HipE di cui ho scritto di recente, hanno incluso insieme pazienti con artrosi e con sindrome del dolore del gran trocantere. Sono però due problemi diversi: la sindrome trocanterica è una sofferenza dei tendini intorno all'anca, con meccanismi del dolore in parte differenti. Lo studio della Charité di Berlino, pubblicato nel 2026 su Cardiovascular and Interventional Radiology, ha invece considerato solo persone con artrosi dell'anca confermata dalla visita e dalle immagini, con dolore che non rispondeva da almeno tre mesi alle terapie conservative. Tutti i casi erano stati valutati da un ortopedico e discussi in un gruppo multidisciplinare. Si tratta di 41 pazienti con un'età mediana di 65 anni, per metà donne, con un'artrosi in gran parte moderata o avanzata: di grado 3 secondo Kellgren-Lawrence nel 68% dei casi e di grado 4, il più severo, nel 27%.

Come si sceglie dove intervenire

La procedura si esegue da svegli, in anestesia locale, con un accesso dall'arteria femorale dell'altro lato. Una caratteristica di questo studio è che non sono stati esplorati solo i rami dell'arteria circonflessa femorale laterale, il bersaglio abituale, ma anche quelli dell'arteria iliaca interna, cioè i rami glutei e dell'otturatoria, che possono contribuire anch'essi a irrorare la membrana sinoviale infiammata. Si tratta un vaso quando l'angiografia mostra l'arrossamento tipico dei vasi anomali oppure, in sua assenza, quando l'iniezione di contrasto riproduce il dolore abituale del paziente e il territorio del vaso corrisponde alla zona in cui fa male. Gli autori osservano infatti che la sede del dolore può orientare la ricerca: il dolore sul lato esterno si associa più spesso alla circonflessa femorale laterale, quello posteriore ai rami glutei, quello all'inguine o sul lato interno all'otturatoria. Nello studio la circonflessa femorale laterale è stata trattata in tutti i casi e, in poco più di un paziente su quattro, anche rami glutei o dell'otturatoria. La procedura è durata in media una quarantina di minuti e i pazienti sono rimasti in osservazione una notte.

Schema dell'anca: dolore sul lato esterno e arteria circonflessa femorale laterale, dolore posteriore e rami glutei, dolore all'inguine e rami dell'otturatoria
La sede del dolore può orientare la ricerca dei vasi da trattare, ma la scelta finale si basa sull'angiografia. Illustrazione originale.

Perché nell'anca si usano agenti temporanei

La testa del femore riceve sangue quasi soltanto da piccole arterie che nascono proprio dalle circonflesse femorali: sono vasi terminali, senza vere alternative, e un'occlusione permanente potrebbe in teoria danneggiarne l'irrorazione. Per questo nello studio sono stati usati solo agenti temporanei: microsfere di gelatina che si riassorbono rapidamente oppure imipenem/cilastatina. Chiudono i vasi anomali per il tempo necessario e poi si dissolvono, lasciando tornare il flusso normale. Nei 41 pazienti non si sono osservati casi clinicamente evidenti di necrosi della testa del femore. Il confronto tra agenti permanenti e temporanei è un tema che abbiamo studiato anche nel ginocchio, in una nostra meta-analisi pubblicata nel 2026.

I risultati a 12 mesi

Il dolore, misurato su una scala da 0 a 10, è sceso da un valore mediano di 7 a 4 già a sei mesi e si è mantenuto a 4 a un anno. Sono migliorati in modo netto anche tutti i punteggi del questionario HOOS, che misura da 0 a 100 il dolore e la funzione dell'anca: il punteggio del dolore è passato da 36 a 68, quello delle attività quotidiane da 40 a 65, quello della qualità di vita da 25 a 38. Considerando come clinicamente rilevante una riduzione del dolore di almeno 2 punti, il beneficio è stato significativo nel 64% dei pazienti; nei diversi ambiti del questionario HOOS la quota ha raggiunto l'85-92%.

La sicurezza

Non si sono verificate complicanze maggiori né moderate. In tre pazienti trattati con imipenem/cilastatina (7%) è comparso un cambiamento di colore della pelle, scomparso da solo entro 24 ore. Non sono stati documentati infezioni, danni della pelle o casi clinicamente evidenti di osteonecrosi. È un dato coerente con gli altri studi sull'embolizzazione muscolo-scheletrica, che finora non hanno segnalato complicanze maggiori.

Chi ha risposto meno

Due pazienti (5%) hanno avuto bisogno della protesi d'anca, sette e nove mesi dopo l'embolizzazione, perché il beneficio non era sufficiente: entrambi avevano un'artrosi di grado 4, la forma più avanzata. Gli autori ricordano che anche nel ginocchio una piccola parte dei pazienti arriva comunque alla protesi dopo l'embolizzazione e che i dati disponibili non indicano che il trattamento renda più difficile l'intervento successivo. Il messaggio pratico è che, quando l'articolazione è molto consumata, l'embolizzazione può alleviare il dolore ma va proposta con aspettative prudenti: non sostituisce la protesi.

I limiti

È uno studio retrospettivo, condotto in un solo centro, su 41 pazienti e senza un gruppo di controllo: non permette quindi di distinguere l'effetto reale del trattamento da un possibile effetto placebo. I dati a 12 mesi sono disponibili per 28 dei 41 pazienti e non sono stati eseguiti controlli sistematici con le immagini. È un limite importante, perché nell'artrosi del ginocchio, dove la tecnica è più studiata, la nostra meta-analisi del 2026 ha mostrato che i tre studi randomizzati contro procedura simulata non hanno dimostrato un beneficio significativo rispetto al placebo. Anche gli autori concludono che servono studi più ampi e controllati.

Cosa significa per chi ha male all'anca

Questo studio rafforza i dati sull'embolizzazione nell'artrosi dell'anca: un beneficio che si mantiene a un anno, con un buon profilo di sicurezza quando si usano agenti temporanei. È un'opzione da valutare quando il dolore persiste nonostante esercizio, farmaci e infiltrazioni ecoguidate e la protesi non è ancora indicata, non è possibile o si preferisce rimandarla. Prima serve capire da dove viene davvero il dolore, con visita, radiografia ed eventualmente risonanza, perché a volte la causa è nei tendini o nella colonna lombare. La decisione si prende insieme all'ortopedico.

Trattamenti di cui parla l'articolo

Fonti scientifiche

  1. Fleckenstein FN, Maleitzke T, Oehme S, et al. Transarterial embolization for the treatment of symptomatic hip osteoarthritis. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026;49(7):1352-1361.
  2. Cavalheiro F, Marinho Lopes P, Sousa F, Sousa P, Linhares D, Neves N. HipE study—hip embolization for pain control in hip osteoarthritis and greater trochanteric pain syndrome: 12 months follow-up. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026;49(7):1295-1305.
  3. Correa MP, Motta-Leal-Filho JM, Junior EB, et al. 6-month follow-up of lateral femoral circumflex artery embolization to control pain related to hip osteoarthritis and greater trochanteric pain syndrome. Cardiovasc Intervent Radiol. 2022;45(11):1710-1715.
  4. Lanza E, Poretti D, Pedicini V, Kon E, Laghi A. Permanent vs. temporary embolic agents in genicular artery embolization for knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Eur J Radiol. 2026;202:112968.

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