Embolizzazione dei fibromi uterini: domande e risposte
L'embolizzazione delle arterie uterine è l'alternativa mininvasiva alla chirurgia per trattare i fibromi uterini, conservando l'utero. Qui trovi le risposte alle domande che le pazienti fanno più spesso, prima e dopo la procedura.

Ti riconosci in questi sintomi?
- Mestruazioni molto abbondanti o prolungate
- Anemia da carenza di ferro con stanchezza persistente
- Senso di peso o gonfiore al basso ventre
- Necessità di urinare spesso o difficoltà a svuotare la vescica
Cos'è l'embolizzazione dei fibromi uterini?
È una procedura di radiologia interventistica che tratta i fibromi senza asportarli chirurgicamente. Attraverso una puntura dell'arteria femorale, il radiologo interventista naviga con un catetere fino ai vasi che nutrono i fibromi e vi inietta microparticelle che ne bloccano l'apporto di sangue: privati del nutrimento, i fibromi si riducono progressivamente di volume.
Come si svolge la procedura?
Si esegue in anestesia locale al punto di accesso femorale, con una sedazione continua per tutta la durata dell'intervento, così da renderlo il più confortevole possibile. Non è richiesta alcuna incisione chirurgica: l'accesso è una semplice puntura.
Quanto dura il ricovero?
A differenza di altre embolizzazioni eseguite in day hospital, per i fibromi uterini è previsto un breve ricovero di osservazione di circa due notti, utile a gestire il dolore post-procedurale nelle prime ore. Alla terza giornata si viene dimessi e si può tornare alle normali attività quotidiane, con alcune limitazioni nei giorni successivi.
Cosa succede dopo?
Nei primi giorni è normale una perdita ematica anche fuori dal ciclo mestruale: fa parte del decorso post-procedurale ed è legata alla necrosi progressiva del fibroma. Già nel primo mese si osserva in genere una riduzione evidente del dolore e del sanguinamento mestruale. A circa tre mesi dalla procedura si esegue una risonanza magnetica di controllo per verificare la riduzione dei fibromi.
Trattamenti che possiamo eseguire
Domande frequenti
Conservo l'utero?
Sì: a differenza dell'isterectomia o della miomectomia, l'obiettivo dell'embolizzazione è controllare i sintomi conservando l'organo.
Quanto dura il ricovero?
In genere circa due notti di osservazione, con dimissione alla terza giornata e ritorno alle attività quotidiane, seppur con alcune limitazioni iniziali.
È normale avere perdite di sangue dopo la procedura?
Sì, nei primi giorni è normale una perdita ematica anche fuori dal ciclo, legata al processo di riduzione del fibroma: fa parte del decorso atteso.
Quando vedo i risultati?
Il miglioramento di dolore e sanguinamento mestruale si nota già nel primo mese; la riduzione volumetrica dei fibromi viene poi documentata con una risonanza magnetica a circa tre mesi.
Tutte le pazienti con fibromi possono fare l'embolizzazione?
No: non tutte le pazienti sono candidate ideali. L'indicazione dipende da numero, sede e dimensioni dei fibromi e va valutata con una risonanza magnetica della pelvi, insieme al ginecologo.
È un'alternativa alla chirurgia?
Sì: è indicata soprattutto per chi desidera evitare l'isterectomia o la miomectomia, o non è una candidata ottimale alla chirurgia.
Posso ancora avere una gravidanza dopo l'embolizzazione?
La valutazione va fatta caso per caso insieme al ginecologo: l'embolizzazione è generalmente proposta a donne che non desiderano una gravidanza futura, e l'indicazione nelle pazienti che la desiderano richiede un percorso dedicato.
Vuoi capire se è il tuo caso?
In prima visita valutiamo insieme la tua storia clinica e gli esami già eseguiti.
Altre guide
Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. L'indicazione al trattamento va sempre valutata individualmente.