6 ottobre 2026
Dolore neuropatico dopo chirurgia del seno: una nuova strada con l'embolizzazione (TAME)?
Dopo un intervento al seno molte donne convivono per anni con un dolore bruciante al torace, all'ascella o al braccio. Una lettera appena pubblicata su Cardiovascular and Interventional Radiology descrive i primi casi trattati con l'embolizzazione: un'idea interessante, ancora tutta da verificare.

Un dolore frequente e sottovalutato
Il dolore persistente dopo chirurgia per tumore al seno è molto più comune di quanto si pensi. Una revisione sistematica di 30 studi su quasi 20.000 pazienti riporta che può colpire fino al 60% delle donne operate, con un rischio di base intorno al 30% anche in assenza di fattori predisponenti. Il rischio aumenta con la giovane età, la radioterapia, la dissezione dei linfonodi ascellari e un dolore post-operatorio intenso. Spesso ha caratteristiche neuropatiche: bruciore, scosse, ipersensibilità al tatto nella regione del seno, dell'ascella, del braccio o della parete toracica, al punto che anche il contatto dei vestiti può diventare fastidioso.
Le terapie di oggi e i loro limiti
Il trattamento si basa su farmaci per il dolore neuropatico, fisioterapia e, nei casi più difficili, procedure di terapia del dolore come i blocchi nervosi. Questi ultimi possono dare un sollievo temporaneo, ma la loro durata è limitata. Per questo una parte delle pazienti continua a convivere con il dolore per anni, nonostante abbia provato più terapie.
Perché pensare a un'embolizzazione
L'embolizzazione muscolo-scheletrica, nota in letteratura come TAME (transcatheter arterial micro-embolization), nasce per chiudere i piccoli vasi anomali che accompagnano l'infiammazione cronica e le fibre nervose del dolore, come nell'artrosi del ginocchio. Gli autori della nuova lettera ricordano che anche il dolore da lesione dei nervi si associa, negli studi sperimentali, a fenomeni di formazione di nuovi vasi, e da qui l'idea di estendere la tecnica. Non è la prima volta che la TAME viene usata fuori dalle articolazioni: il gruppo giapponese di Yuji Okuno, che l'ha sviluppata, ha riportato risultati incoraggianti nella mialgia cronica del trapezio (successo clinico nel 71,4% di 42 pazienti a sei mesi) e in un caso di dolore da arto fantasma che durava da 17 anni.
I due casi descritti
La prima paziente, 53 anni, aveva un dolore neuropatico al seno sinistro e all'ascella dopo chirurgia conservativa del seno con dissezione ascellare e radioterapia, con intensità 10 su 10 nonostante oltre sei mesi di farmaci. Attraverso un accesso dall'arteria del polso, in anestesia locale, è stato raggiunto un ramo dell'arteria sottoscapolare che irrora la regione ascellare: l'angiografia mostrava un'area di vasi anomali e l'iniezione del mezzo di contrasto riproduceva il suo dolore caratteristico. Dopo l'embolizzazione con imipenem/cilastatina, un agente temporaneo, il dolore è sceso a 0 ed è rimasto assente a quattro anni, con la sospensione di tutti i farmaci. La seconda paziente, 40 anni, aveva un dolore neuropatico della parete toracica laterale dopo un trauma della spalla in adolescenza: il dolore è sceso da 8 a 1, è risalito a 3 dopo un anno ed è rimasto stabile fino a quattro anni. In entrambi i casi l'unico effetto collaterale è stato un arrossamento della pelle scomparso in poche ore.
Perché serve cautela
Si tratta di due soli casi, senza gruppo di controllo, e solo uno dei due riguarda il dolore dopo chirurgia del seno: sono gli stessi autori a sottolineare che non si possono trarre conclusioni sull'efficacia. Il torace ha una circolazione ricca e ridondante, con molte arterie che si sovrappongono e comunicano tra loro: questo rende più difficile scegliere il vaso giusto e aumenta il rischio di chiudere vasi non bersaglio. Per ridurlo, gli autori hanno trattato un solo vaso per paziente, con un agente temporaneo, un microcatetere posizionato in modo molto selettivo e ghiaccio sulla pelle. Va ricordato infine che nel dolore cronico l'effetto placebo delle procedure è rilevante: anche nell'artrosi del ginocchio, dove la TAME è più studiata, la nostra meta-analisi del 2026 ha mostrato che gli studi contro procedura simulata non hanno dimostrato un beneficio significativo.
Cosa significa oggi per chi ha questo dolore
La TAME nel dolore neuropatico dopo chirurgia del seno è un'ipotesi promettente, non ancora un trattamento consolidato: servono studi più ampi e controllati prima di proporla di routine. Oggi può essere considerata solo in casi selezionati, molto resistenti alle terapie, dopo una valutazione condivisa con l'oncologo e il terapista del dolore. Un punto importante: un dolore nuovo o che cambia dopo un tumore al seno va sempre valutato dall'oncologo per escludere altre cause, prima di attribuirlo agli esiti dell'intervento. Se convivi con questo dolore, parlarne con gli specialisti che ti seguono è il primo passo per capire quali opzioni hanno senso nel tuo caso.
Fonti scientifiche
- Wang L, Guyatt GH, Kennedy SA, et al. Predictors of persistent pain after breast cancer surgery: a systematic review and meta-analysis of observational studies. CMAJ. 2016;188(14):E352-E361.
- Frenzel F, Taheri Amin A, Minko P. Transarterial microembolization in neuropathic postmastectomy pain. Cardiovasc Intervent Radiol. 2026;49(7):1428-1432.
- Shibuya M, Sugihara E, Miyazaki K, et al. Effects of transcatheter arterial microembolization on persistent trapezius myalgia refractory to conservative treatment. Cardiovasc Intervent Radiol. 2021;44(1):102-109.
- Shibuya M, Yamamoto M, Okuno Y. Effect of transcatheter arterial microembolization on phantom limb pain persisting for 17 years. Cardiovasc Intervent Radiol. 2019;42(3):471-474.
- Lanza E, Poretti D, Pedicini V, Kon E, Laghi A. Permanent vs. temporary embolic agents in genicular artery embolization for knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. Eur J Radiol. 2026;202:112968.
Vuoi capire se è il tuo caso?
In prima visita valutiamo insieme la tua storia clinica e gli esami già eseguiti.
Altri articoli
Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. L'indicazione al trattamento va sempre valutata individualmente.