5 ottobre 2026

Fibromi uterini e desiderio di gravidanza: l'embolizzazione è un'opzione?

È la domanda che mi fanno più spesso le donne con fibromi che vogliono un figlio. La risposta onesta è che la gravidanza dopo embolizzazione è possibile e documentata, ma le prove sono meno solide di quelle della chirurgia: ecco cosa sappiamo e come orientarsi.

Illustrazione dell'utero con fibromi e catetere in arteria uterina per l'embolizzazione

Il dubbio più frequente

L'embolizzazione delle arterie uterine (UAE) tratta i fibromi senza tagli: attraverso una piccola puntura si raggiungono le arterie dell'utero e si riduce l'afflusso di sangue ai fibromi, che si rimpiccioliscono. Per i sintomi come le mestruazioni abbondanti e il senso di peso funziona bene. Quando però una donna desidera una gravidanza, la domanda cambia: l'embolizzazione mette a rischio la possibilità di avere un figlio? In breve, la gravidanza dopo embolizzazione è possibile e ben documentata, ma non esiste ancora uno studio randomizzato pensato apposta per misurare la fertilità. Per questo la scelta va fatta caso per caso.

Perché i fibromi possono ostacolare la gravidanza

Non tutti i fibromi pesano allo stesso modo. Quelli che sporgono verso l'esterno dell'utero (sottosierosi) hanno in genere un effetto minimo. Quelli nello spessore della parete (intramurali) possono ridurre le probabilità di concepimento, mentre quelli che deformano la cavità interna (sottomucosi) la riducono in modo netto e aumentano le complicanze in gravidanza. Per questi ultimi la rimozione chirurgica, spesso per via isteroscopica senza tagli sull'addome, resta il trattamento di riferimento per chi cerca una gravidanza.

Cosa dicono gli studi a favore

La casistica più ampia viene da Lisbona: 359 donne con fibromi o adenomiosi che non riuscivano a concepire, seguite per circa sei anni dopo l'embolizzazione. Ci sono state 149 gravidanze e 150 bambini nati vivi; la probabilità di una gravidanza spontanea è stata del 29,5% a un anno e del 40,1% a due anni. In 160 di queste pazienti era stata usata un'embolizzazione parziale, pensata proprio per preservare la fertilità. Un lavoro precedente dello stesso gruppo, su 74 donne che desideravano un figlio, aveva già osservato una gravidanza nel 59,5% dei casi, con l'84,6% di nati vivi tra le gravidanze concluse. Uno studio francese pubblicato su una rivista di ostetricia ha seguito 398 donne sotto i 43 anni non candidabili alla miomectomia, trattate con una tecnica orientata alla fertilità che protegge le ovaie quando necessario: 148 gravidanze, 109 nati vivi e nessuna complicanza maggiore. Una meta-analisi di 24 studi ha calcolato che il 40,5% delle donne che desideravano un figlio ha avuto almeno una gravidanza dopo l'embolizzazione, con tassi di parto pretermine (12,8%) e di basso peso alla nascita (10%) che gli autori giudicano simili a quelli della popolazione generale.

Le donne senza altri problemi di fertilità

Molte delle pazienti studiate avevano anche altri ostacoli alla gravidanza, il che rende i numeri difficili da interpretare. Per questo è utile uno studio prospettico francese che ha selezionato solo donne fino a 40 anni con fibromi multipli, desiderio immediato di gravidanza e nessun altro fattore di infertilità, trattate con un'embolizzazione limitata. In circa tre anni e mezzo di osservazione ci sono stati 10 nati vivi in 8 pazienti, e la riserva ovarica è rimasta stabile. Anche il trial randomizzato inglese FEMME, che confrontava embolizzazione e miomectomia pur senza essere disegnato per la fertilità, non ha mostrato svantaggi per l'embolizzazione: in quattro anni 12 gravidanze nel gruppo embolizzazione contro 6 nel gruppo chirurgia, con 7 e 5 nati vivi. Sono però numeri piccoli.

Le evidenze che invitano alla cautela

Ci sono anche dati meno favorevoli, ed è giusto conoscerli. La stessa meta-analisi citata sopra riporta una quota di perdite di gravidanza del 33,5%, in gran parte aborti spontanei. La revisione Cochrane del 2014 suggerisce esiti di fertilità peggiori rispetto alla miomectomia, ma il dato viene da un sottogruppo di sole 66 donne di un unico studio ed è classificato di qualità molto bassa. Due revisioni sistematiche riportano dopo embolizzazione meno gravidanze e più aborti rispetto alla chirurgia (in una, nati vivi nel 60,6% contro il 75,6% e aborti nel 27,4%), sempre con prove di bassa qualità. Una terza meta-analisi, che confronta l'embolizzazione con altre tecniche mininvasive, trova tassi di nati vivi simili (70,8% dopo embolizzazione) ma la quota di aborti più alta proprio con l'embolizzazione (19,2%). Uno studio francese su donne con fibromatosi molto estesa, spesso già operate e con altri fattori di infertilità, ha osservato una sola gravidanza su 31 donne che ci provavano, poi interrotta da un aborto. Infine, una revisione del 2026 pubblicata sulla rivista ufficiale della FIGO, la federazione internazionale di ginecologia e ostetricia, conclude che nelle donne che desiderano una gravidanza l'embolizzazione non è raccomandata.

Come leggere dati così diversi

Il punto chiave è che le donne trattate con embolizzazione negli studi spesso non sono paragonabili a quelle operate: molte avevano fibromi multipli, recidive dopo un intervento o non erano candidabili alla chirurgia, cioè partivano da una situazione più difficile. Senza uno studio randomizzato dedicato alla fertilità non possiamo dire se la differenza dipenda dalla tecnica o dalle pazienti. È la stessa conclusione di un panel di esperti della Society of Interventional Radiology, che ha definito gli esiti riproduttivi dopo embolizzazione una questione aperta e una priorità di ricerca: non una controindicazione dimostrata, ma un ambito ancora poco studiato. Va nella stessa direzione un editoriale del 2025 su Cardiovascular and Interventional Radiology, intitolato significativamente «Gravidanza ed embolizzazione: un mito sfatato».

Quando l'embolizzazione ha senso per chi cerca un figlio

Se la miomectomia è fattibile e a basso rischio, soprattutto con un fibroma che deforma la cavità e si può rimuovere per via isteroscopica, la chirurgia resta in genere la prima scelta. L'embolizzazione diventa un'opzione ragionevole quando la miomectomia non è praticabile o è ad alto rischio: fibromi multipli, recidive dopo interventi precedenti, oppure una scelta consapevole di evitare la chirurgia. In questi casi va eseguita con una tecnica orientata alla fertilità, limitata ai fibromi e con attenzione alle ovaie, e va detto con chiarezza che dopo l'embolizzazione è più frequente dover ripetere un trattamento negli anni successivi. La decisione si prende insieme al ginecologo e, quando serve, allo specialista in fertilità, dopo una risonanza magnetica e la valutazione della riserva ovarica.

Trattamenti di cui parla l'articolo

Fonti scientifiche

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